E’ arrivato, dopo un’accurata campagna teasing di anticipazioni gestita suonando canzoni qua e là (guarda caso la prima volta è stata il 17 maggio 2009, durante un evento fundraising per la campagna elettorale di Obama) l’album “No better than this” di John Mellencamp è finalmente uscito.
Un album che racconta la leggenda, realizzato secondo le regole della leggenda stessa e basato sulla storia della musica rock blues americana. Perché non basta più citare, occorre rivivere, ripercorrere le tappe e ricreare le atmosfere in cui tutto è iniziato.
Tre location in cui l’album è stato registrato, al limite del feticismo. Su tutte la camera 414 al Gunter Hotel a San Antonio (ora Sheraton Gunter…sigh) in cui Robert Johnson, maestro indiscusso del blues e dunque delle radici della musica americana in senso assoluto, registrò nel novembre del 1936 pietre miliari come Sweet Home Chicago (devo aggiungere altro?) e gli studi Sun a Memphis dove Elvis diede vita alla sua leggenda sotto l’attenta regia di Sam Phillips e Johnny Cash mosse i passi decisivi.
Mellencamp e il suo produttore T-Bone Burnett hanno persino cercato di utilizzare le X di nastro adesivo tracciate sul pavimento a denotare le zone in cui ci Sam Phillips aveva deciso di posizionare i musicisti per ottimizzare la registrazione con i pochi microfoni disponibili.
E così la scelta di un registratore Ampex del 1955, la ripresa (forzatamente) in diretta e la masterizzazione in mono diventano scelte che spostano l’ago della bilancia sulle emozioni abbandonando una volta tanto la tecnologia e il presente.
Qualcuno potrebbe chiamarla “operazione nostalgia” e in fondo lo è per noi che la guardiamo da qui.
Ma John Cougar Mellencamp non ha bisogno di pubblicità per rilanciarsi, è solo stanco di essere una rock star, come ha dichiarato a Rolling Stone.
Per cui questo progetto non è più solo musica: è un album, un (immancabile) documentario sulla sua realizzazione, è un racconto della passione per l’artista che vuole rivivere una sorta di esperienza mistica al limite della seduta spiritica.
Se ascolterete questo lavoro con il cuore invece che con le orecchie capirete il fascino reale della musica, che non è nella tecnologia, nell’immagine o nel volume, ma in quello che vi scorre nelle vene dal momento in cui il “play” sul vostro lettore parte.
MAN IN BLACK
Tags: Elvis Presley, Gunter Hotel, John Mellencamp, Johnny Cash, Memphis, No better than this, Robert Johnson, Sam Phillips, San Antonio, Sun, Sweet Home Chicago







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